Una notte in Italia - Festival di cinema Italiano
IL NUOVO MONDO


 
Piera Detassis

Come si riassumono tanti anni di emozioni, incontri, crescita professionale ma soprattutto umana, scoperte di cinema e di autori? Come si può spiegare il fatto che , senza alcuna teorizzazione, senza mai una lira (o quasi), si sia arrivati a creare un mondo nuovo, un universo che produce storie, amori, film, sceneggiature e passioni del pubblico? Festival di Tavolara: una notte stellata su un’isola deserta, lo schermo battuto dal mare e gente, sempre più gente, che ogni anno arriva a bordo dell’Invincibile, con la seggiolina sotto il braccio perché ormai lo spazio scarseggia. Già: come raccontare lo stupore che tutto questo sia avvenuto e sia tuo? E poi non solo tuo ovviamente, ma pieno di complici che non ti fanno mai sentire sola. E, soprattutto, conoscendo ormai l’ “altro mondo”, quello reale, come far credere che tutto questo si sia dolcemente assestato senza lotte di potere e senza risse, senza gelosie e senza economia, senza piani quinquennali ma anzi ogni anno all’ultimo istante, sull’onda dell’invenzione, del guizzo, della partecipazione? Come diavolo abbiamo fatto a convincere un attore popolare, popolarissimo, per nulla presenzialista, perfino molto snob, a diventare il volto di quella manifestazione al punto di spostare fiction e set costosissimi pur di non mancare all’appuntamento? E’ successo con Neri Marcorè e non direi che è uno che s’accontenta. Forse anche lui ha capito che Una notte in Italia è quel briciolo di Utopia che ancora resta e che ogni anno ritrova miracolosamente la propria forma, i suoi giorni di follia, il proprio centro, il suo popolo. Sì, io ci credo: esiste un popolo di Tavolara, gente che non ha voglia di Billionaire, ma di cultura incontaminata, di approccio ‘caldo’ e non snobistico, di baretto in piazza a notte fonda, dopo il rientro in barca, dove far giocare insieme pubblico e star. Un popolo che ha scelto percezioni forti, inconsuete e le ha trovate nel mix di autori, attori e film gettati nell’arena di Tavolara e disposti a scherzare, giocare, discutere, bighellonare come tutti, raccontare il cinema come non si fa più, senza paroloni ma con un gesto di vita, una nuotata al largo, un incontro orchestrato in piazzetta, senza ordine del giorno nè scaletta ma cuore e mente reattivi. Il tutto in un Regno separato, abbastanza selvatico da confondere ancora l’asprezza del maestrale con la forza impetuosa che hanno i film belli, capaci come il vento di scavare nella mente e nei cuori. Tavolara è il mio punto di non ritorno, lì solo capisco che il mondo-marketing in cui tutti lavoriamo può forse molto, ma non può nulla contro la forza della passione quando intercetta naturalmente un desiderio collettivo. Potrei immaginarne altri mille di festival di Tavolara ma non verrebbero mai più così, perché la purezza di sguardo è una sola, quella originaria. Le cose fortunate nascono perché una necessità le conduce in porto, tocca le persone, le convince, le trasporta con sé sull’onda di un’emozione che diventa sapere. Insomma, a questo punto è chiaro: io non so più raccontarla Tavolara, so solo guardare stupita a tutto quello che vi è accaduto, con molta felicità, con malcelato orgoglio. Ma se mi chiedete come sia stato possibile, beh, non lo so. Ci siamo solo presi per mano, un giorno lontano di fine primavera, con Antonello, Marco Augusto (e Sante e Patrizia e…), e ciascuno di noi aveva un amico che allora iniziava a fare il cinema e quell’amico ne aveva altri e tutti volevano venire a Tavolara e poi fra di loro si sono parlati, e a volte a Tavolara hanno fatto nascere i film, e poi uno scrittore, Alessandro, ha preso casa qui e poi quello scrittore ha conosciuto un produttore, Domenico, e poi quel produttore è diventato famoso e poi sono arrivati Mini e Alberto con le sue foto e Antonio e Gianni e Marco, e lo scrittore di prima è perfino diventato regista e poi e poi e poi. L’importante, nella vita, è scegliere bene gli amici.

Piera Detassis


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